L’ovocita maturo è caratterizzato dalla presenza di un primo globulo polare (1PB), che contiene un complemento di 23 cromosomi bivalenti materni. Questa struttura può essere rimossa dalla cellula uovo e utilizzata per eseguire il test genetico.

Il 1PB, espulso dall’ovocita nella fase finale della sua maturazione, contiene un assetto genetico che e’ speculare a quello presente nell’ovocita stesso. L’analisi di questa piccola cellula, che non ha alcun ruolo biologico (si potrebbe definire come una piccola cellula accessoria) e degenera dopo alcune ore, fornisce importanti informazioni sullo status genetico dell’ovocita e può essere considerata una valida alternativa alla diagnosi genetica preimpianto effettuata sugli embrioni.

Il 1PB, infatti, può essere rimosso con una biopsia ed utilizzato per selezionare quegli ovociti che, all’analisi genetica, non presentino una determinata mutazione genica materna. Poiché il 1PB possiede un assetto genetico speculare a quello dell’ovocita, se il 1PB presenta la mutazione materna ne consegue che l’ovocita risulterà privo della mutazione (e quindi normale). Viceversa, se il 1PB non presenta la mutazione materna, sarà l’ovocita a contenere quella mutazione (Figura 1).


Solo gli ovociti normali (cioè senza la mutazione materna) saranno poi fecondati con gli spermatozoi paterni mediante ICSI. In tal caso, gli embrioni ottenuti potranno essere, al massimo, portatori della malattia (se lo spermatozoo conteneva la mutazione paterna), ma non saranno mai affetti dalla malattia.

L’analisi genetica del 1PB può essere complicata da fenomeni di ricombinazione (scambio di porzioni cromosomiche), che avvengono regolarmente tra cromosomi omologhi durante la prima divisione meiotica. Se la ricombinazione coinvolge la regione cromosomica contenente il gene causa della malattia genetica, l’ovocita tratterrà una copia normale del gene ed una contenente la mutazione materna. In tal caso la diagnosi genetica dell’ovocita risulterà non informativa e quest’ultimo non potrà essere considerato utile per la fecondazione. L’analisi del secondo globulo polare (2PB) ovvierebbe al suddetto problema, fornendo una diagnosi definitiva dell’ovocita. Purtroppo, poiché il 2PB viene espulso dall’ovocita circa 16h dopo la fecondazione, e quindi tale procedura non e’ utilizzabile.

Nel protocollo di diagnosi genetica dell’ovocita mediante analisi del 1PB, i tempi da osservare sono strettissimi (al massimo 4-6 ore). Per questo motivo, l’applicazione della tecnica segue uno schema articolato che richiede una stretta coordinazione tra due diverse equipe, il team del laboratorio di PMA e quello del laboratorio di genetica molecolare. L’attività’ di questi due gruppi di professionisti consente di ottenere i risultati entro 6 ore dal prelievo degli ovociti.




Figura 1: Schema della diagnosi genetica pre-concepimento mediante analisi del primo globulo polare (1PB). 
Il rettangolo nero rappresenta la mutazione genica di cui il partner femminile della coppia e’ portatore. L’ovocita A risulta contenere la mutazione materna, poiché la diagnosi del 1PB non ha evidenziato la presenza della mutazione in questione. 
Viceversa, l’ovocita B risulta essere normale, poiché la diagnosi genetica del 1PB ha evidenziato la presenza della mutazione materna. 
Nell’ovocita C e’ avvenuta una ricombinazione tra cromosomi omologhi che ha coinvolto anche la regione cromosomica contenente il gene causa della malattia genetica. 
Questi ha, quindi, trattenuto una copia normale del gene ed una contenente la mutazione materna. In tal caso la diagnosi genetica dell’ovocita risultera’ non informativa e quest’ultimo non potra’ essere considerato utile per la fecondazione. Per ovviare alla suddetta non informativita’, sarebbe necessaria l’analisi del secondo globulo polare (2PB).