Il primo globulo polare, espulso dall’ovocita nella fase finale della sua maturazione per dimezzare il patrimonio cromosomico prima della fecondazione, contiene un assetto genetico che e’ speculare a quello presente nell’ovocita stesso. L’analisi di questa piccola cellula, che non ha alcun ruolo biologico e degenera dopo alcune ore, fornisce importanti informazioni sullo status genetico dell’ovocita e può essere considerata un’alternativa alla biopsia degli embrioni, effettuata per condurre la diagnosi genetica preimpianto ed oggi proibita in Italia.

Il primo globulo polare, infatti, può essere rimosso con una biopsia ed utilizzato per selezionare quegli ovociti che, all’analisi genetica, non presentano una determinata mutazione genica materna e, quindi, sono considerati idonei per essere poi fecondati.

Il prelievo dei globuli polari prevede l’apertura parziale della zona pellucida, l’involucro che racchiude l’ovocita, attraverso la quale s’introduce una micropipetta di vetro in grado di aspirare il globulo polare. Terminata la biopsia, l’ovocita viene rimesso in coltura, mentre ogni globulo polare viene introdotto all’interno di una provetta analitica per la successiva diagnosi genetica.


Video biopsia globulo polare.


Rimozione del primo globulo polare. Una sottile micropipetta di vetro a margini arrotondati viene inserita attraverso una fessura aperta con un laser nell’involucro che circonda l’ovocita, la zona pellucida. Mediante una delicata aspirazione, si preleva il globulo polare dall’ovocita, ponendolo successivamente all’interno di una provetta analitica per la diagnosi.