Tecniche di prelievo per praticare la diagnosi preimpianto

Le cellule da sottoporre ad analisi genetica possono essere ottenute sia dall’ovocita, attraverso il prelievo dei globuli polari (PB), che dall’embrione, mediante l’analisi dei blastomeri allo stadio di segmentazione o di blastocisti.

La tecnica di prelievo consiste nel praticare un foro nella zona pellucida, parete che avvolge l’ovocita e l’embrione fino allo stadio di blastocisti. Oggi, nei centri più all’avanguardia, la perforazione della zona pellucida viene effettuata mediante l’azione di un raggio laser. Le cellule vengono, quindi, poste all’interno di una provetta per eseguire l’analisi genetica.

Nel dettaglio:

Biopsia dei globuli polari (PB)
Gli ovociti, recuperati per via trans-vaginale dai follicoli ovarici, vengono esaminati al microscopio e liberati dal cumulo ooforo. Gli ovociti maturi, ottimali per lo studio genetico, sono in metafase II, hanno già espulso il primo globulo polare (1PB), e sono idonei per la fecondazione in vitro. Dopo la fecondazione, poco dopo la penetrazione dello spermatozoo, l’ovocita espelle il secondo globulo polare (2PB), completando così la sua maturazione con la seconda divisione meiotica.
I PB vengono prelevati con il micromanipolatore, aspirandoli delicatamente mediante una micropipetta di vetro. Terminata la biopsia, l’ovocita viene rimesso in coltura, mentre ciascun globulo polare viene introdotto all’interno di una provetta per la successiva analisi genetica. La diagnosi preimpianto può essere effettuata sul primo globulo polare (1PB) o mediante analisi sequenziale del primo e del secondo globulo polare (2PB).

Biopsia dell’embrione nella fase di segmentazione.

E’ la tecnica maggiormente usata dai centri che effettuano PGD. Il terzo giorno (day 3) dopo la fecondazione, l’embrione e’ solitamente allo stadio di 6 – 8 cellule (cleavage stage embryo). In questa fase le cellule sono totipotenti, non compattate e facilmente prelevabili.
Attraverso l’apertura creata nella zona pellucida si introduce una micropipetta di vetro da biopsia, e si aspirano delicatamente uno o due cellule (blastomeri) che vengono poi rilasciati nel terreno di coltura. I blastomeri così ottenuti vengono, quindi, sottoposti ad analisi genetica. Se la tecnica è eseguita correttamente non vi sono rischi per l’embrione, come dimostrato da diversi studi eseguiti sugli animali e sull’uomo.

Biopsia dell’embrione allo stadio di blastocisti
La blastocisti, che si forma a partire dal sesto giorno (day 6) dopo la fertilizzazione, contiene da 100 a oltre 300 cellule. Il prelievo di cellule in questa fase e’ conservativo per l’embrione, in quanto e’ possibile prelevare un discreto numero di cellule senza creare problemi allo sviluppo successivo dell’embrione. Inoltre dato che con la biopsia si prelevano cellule del trofoectoderma, la massa delle cellule interne, che darà origine al feto nelle fasi successive, non e’ danneggiata, con indiscussi vantaggi biologici ed etici. La biopsia viene effettuata praticando un foro, con la  tecnica precedentemente descritta, ed aspirando le cellule (circa 10 o 20) con una pipetta da biopsia o provocando una erniazione delle cellule del trofoectoderma all’esterno.