La Legge 40/2004 sulla fecondazione assistita non consente il congelamento degli embrioni tranne nei casi in cui non risulti possibile trasferire gli embrioni per grave e documentato stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione. Inoltre, in deroga al principio generale di divieto di crioconservazione, potranno essere crioconservati gli eventuali embrioni soprannumerari ove il loro trasferimento risulti contrario o alle esigenze di procreazione o all’interesse alla salute del paziente (Sentenza Corte Costituzionale n.151/2009).

Qualsiasi embrione che non sia trasferito in utero verrà congelato con onere a carico del centro in attesa del futuro impianto.
Solitamente gli embrioni vengono congelati al 2-3° giorno dopo la fecondazione, quando si trovano allo stadio di 4-8 cellule, ma è possibile anche congelarli quando sono nello stadio in cui i due pronuclei maschile e femminile sono ancora separati (zigoti) oppure allo stadio di blastocisti.
Dopo lo scongelamento possono essere trasferiti in utero nel corso di un ciclo spontaneo, 2-3 giorni dopo l’ovulazione oppure, come solitamente avviene, nel corso di un ciclo artificiale “pilotato” tramite farmaci.

Come gli spermatozoi e gli ovociti, anche gli embrioni possono essere danneggiati dalla crioconservazione: si calcola che sopravviva allo scongelamento il 85% degli embrioni.
I dati in tutto il mondo indicano che i successi ottenuti utilizzando gli embrioni scongelati sono poco inferiori a quelli ottenuti con le tecniche di PMA “a fresco” (cioè con embrioni non congelati) e che non c’è aumento di aborto e di malformazioni fetali nelle gravidanze ottenute da embrioni congelati.