Il tumore, oggi, può essere considerato una patologia a componente genetica caratterizzata da una crescita cellulare incontrollata. Le cellule del nostro corpo ricevono dei segnali che indicano loro quando crescere e moltiplicarsi e quando tale crescita deve arrestarsi. Nel tumore tali cellule, a causa di alterazioni del proprio patrimonio genetico, non rispondono ai segnali di controllo e crescono e si moltiplicano irregolarmente diffondendosi in diverse parti del corpo.

L'evento che determina l’alterazione della funzione dei geni viene definito mutazione. Quando un gene subisce una mutazione per cause plurivariate (biologiche, chimiche, fisiche), le informazioni che arriveranno alla cellula saranno improprie per le funzioni a cui è deputata.

La maggior parte dei tumori sono sporadici, cioè le alterazioni del DNA (mutazioni) si sviluppano casualmente a livello delle cellule somatiche, cioè quelle cellule che costituiscono ogni organo ed apparato del nostro organismo. Queste mutazioni si originano nel DNA di un ristretto gruppo di cellule e determineranno l’errore genetico che si perpetuerà nelle discendenti di quelle cellule, le quali accumulandosi in un determinato organo si sostituiranno inizialmente al tessuto sano per poi diffondersi in altri organi vicini o a distanza (metastasi).

Solo una piccola, anche se significativa, percentuale dei tumori sono ereditari. Oggi si stima che circa il 7% dei tumori alla mammella, il 10% dei tumori ovarici, circa il 5-10 % dei tumori colorettali, e circa il 20% dei tumori midollari della tiroide abbiano una componente eredo-familiare. In questi tumori le mutazioni del DNA insorgono a livello delle cellule germinali o riproduttive e quindi potranno essere trasmesse alla progenie. L’individuo avrà alla nascita quel difetto genetico su uno o più geni in tutte le cellule dell’organismo, e sarà quindi predisposto a sviluppare una neoplasia quando, nel corso della vita, altre mutazioni si sommeranno a quella predisponente.

Ogni persona all’atto del suo concepimento, acquisisce due copie di ciascun gene, una copia viene trasmessa dal padre ed una dalla madre: eventuali alterazioni geniche presenti nel patrimonio genetico dei genitori verranno pertanto trasmesse ai figli. Se uno dei genitori presenta una mutazione a livello di uno dei geni coinvolti nell’insorgenza di un determinato tumore (ereditario), i figli possiedono il 50% di probabilità di ereditare quella mutazione. Le persone che ereditano una mutazione germinale in questi geni nascono con una copia del gene mutata. Queste persone non ereditano il tumore, ma solamente la predisposizione a sviluppare più facilmente quel tumore rispetto alla popolazione generale.

Con l’ausilio della diagnosi preimpianto (PGD) è possibile identificare negli embrioni, prima dell’impianto in utero, o negli ovociti, prima dello loro fertilizzazione, la presenza di mutazioni geniche predisponesti allo sviluppo di molteplici tumori ereditari. 

La possibilità di diagnosticare questa predisposizione nell’embrione, prima dell’impianto, evita così il ricorso all’interruzione di gravidanza terapeutica, spesso devastante dal punto di vista psicologico e non sempre accettata dal punto di vista etico/morale.


Esempi di tumori ereditari diagnosticati mediante PGD dal ns. Centro

Tumore al Seno (BRCA1/BRCA2)

Poliposi Familiare(APC)

Tumore all’ovaio (BRCA1/BRCA2)

Neurofibromatosi (NF1/NF2)

Retinoblastoma (RB1)

Sindrome diVon Hippel Lindau (VHL)

Melanoma familiare(p16)

Neoplasia Endocrine Multipla (MEN1-MEN2-FMCT)

Sindrome di Li-Fraumeni (p53)

Tumore al colon ereditario di tipo non poliposico – HNPCC (MSH2/MLH1)