La recente  sentenza della Corte Costituzionale nr. 151 del 2009 ha rimosso il limite, imposto dalla legge 40/2004, sul numero massimo di embrioni da poter creare mediate le tecniche di procreazione assistita, che secondo la suddetta legge doveva essere “non superiore a tre”.

Adesso è il ginecologo a stabilire, caso per caso, qual è il numero idoneo di embrioni da creare per la specifica coppia. La suddetta sentenza ha inoltre stabilito che si possano crioconservare gli eventuali embrioni prodotti in eccesso (soprannumerari),  fornendo una deroga al divieto di crioconservazione, “al fine di tutelare lo stato di salute della donna”.

Indirettamente, l’effetto immediato della sentenza della Corte Costituzionale è stato la riapertura alla diagnosi genetica preimpianto (PGD). Adesso, infatti, i pazienti hanno il diritto di essere “informati, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell'utero”, ai sensi dell’art. 14 comma 5 della Legge 40/2004. E’, comunque, vietata “ogni diagnosi preimpianto a finalità eugenetica”, come per esempio la selezione del sesso dell’embrione.

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